Controllo dell'udito: Padova, Vicenza e Trieste

Perdita dell’udito: come reagire in maniera corretta

Esame audiometrico a Padova, Vicenza, Trieste



Dal momento che le cause sono molteplici, un’ ipoacusia improvvisa può colpire chiunque. In alcuni casi può riguardare solamente un orecchio, qualche volta invece entrambi. Si tratta di un disturbo passeggero o di una malattia cronica. Con noi troverete le informazioni riguardo a quali misure si devono prendere in caso di un’ipoacusia e come si può prevenire una perdita uditiva in maniera efficace.

Un udito sano, una vita felice

L’audiologo vi aiuta a partecipare di nuovo alla vostra vita sociale con successo e gioia. La perdita uditiva non è una situazione senza via d’uscita, anzi: spesso si può trattare con degli strumenti semplici.


Se a volte fate fatica a comprendere il vostro interlocutore, se non sentite gli uccelli cinguettare o i grilli frinire, se aumentare il volume del televisore non basta per capire le parole, è bene non sottovalutare questi segnali. Un test professionale dell’udito fornisce già un valido aiuto per riscontrare eventuali problemi.


Fissate oggi stesso un appuntamento in un centro specializzato Acustica Italiana per un test professionale gratuito dell’udito. Trovate l’elenco dei nostri centri più vicini a voi utilizzando la funzione di ricerca degli specialisti.

Che cos’è una perdita uditiva?

In caso di perdita uditiva la funzionalità di uno o di entrambi gli orecchi viene ridotta in maniera più o meno accentuata. La persona colpita, di conseguenza, soffre di una capacità uditiva ridotta. Si stima che in Svizzera più di 750.000 persone siano colpite da questo problema. Esistono quattro tipi di ipoacusia:


  • ipoacusia neurosensoriale
  • ipoacusia percettiva o conduttiva
  • ipoacusia mista
  • disturbo della percezione e dell’elaborazione uditiva

IPOACUSIA NEUROSENSORIALE

In questo tipo di ipoacusia viene limitata la funzionalità dei nervi e dell’organo acustico con le cellule cigliate che trasducono il suono. Di conseguenza alcune frequenze particolari non vengono più trasmesse in maniera corretta al cervello. La percezione uditiva si distorce. Il volume del suono cambia a malapena, ma emergono delle distorsioni nella sua composizione.


IPOACUSIA PERCETTIVA

In questo tipo di perdita uditiva si assiste a un disturbo nell’orecchio medio ed esterno. Le onde sonore non arrivano in maniera corretta all’orecchio interno. Di solito questo problema viene causato da un corpo estraneo come un tappo di cerume. Le persone colpite non riconoscono più il parlato in maniera sufficiente. Questo fatto interessa tutte le frequenze.


IPOACUSIA MISTA

In un’ipoacusia mista vengono limitate sia la percezione che la conduzione del suono. Sono i sintomi a indicare quale disturbo ha il sopravvento.


DISTURBO DELLA PERCEZIONE E DELL’ELABORAZIONE UDITIVA

In questo tipo di ipoacusia si assiste a una limitazione della percezione uditiva, cioè della percezione del suono attraverso i sensi. Qualche volta il problema riguarda il sistema nervoso centrale.

Acufene: quel fischio all’orecchio che rende la vita impossibile

Questo disturbo colpisce il 10% della popolazione. Svariate le cause, difficili i trattamenti…

Sono fischi e ronzii fastidiosi, a volte veri e propri rumori che non cessano mai. L’acufene, per chi ne soffre, è un vero supplizio e può diventare un dramma in grado di influire molto sulla qualità della vita, perché può arrivare ad impedire lo svolgimento delle attività quotidiane. Chi ne soffre riporta situazioni di forte disagio e lamenta l’incapacità ad abituarsi a questo disturbo, che è ancora oggi molto difficile da risolvere completamente


Un italiano su dieci soffre di acufene. È un disturbo in crescita?  

«L’acufene interesserebbe dall’ 11,9% al 30,3% della popolazione generale, secondo una recente revisione sistematica di circa 900 lavori scientifici di sedici nazioni dal 2010 ad oggi apparsa una delle più autorevoli riviste internazionali di audiologia, Hearing Research. I dati mostrano una maggiore rappresentazione nell’età avanzata (picco tra i 60 e i 69 anni, dopodiché rimane costante o scende leggermente) ed una maggiore frequenza nel sesso maschile rispetto al femminile, ma solo fino ai 75 anni. Anche se la maggior parte dei soggetti con acufene tendono ad “abituarsi” al sintomo, circa l’ 1-2% di questi ha un serio impatto sulla qualità di vita».  

 

Correlazione tra sordità e invecchiamento cognitivo

Con il passare del tempo diminuisce la qualità di ricezione dei suoni, e in presenza di ipoacusia aumenta di 5 volte la probabilità di andare incontro alla demenza senile, indipendentemente da altri possibili fattori.

Attraverso l’udito ci rapportiamo al mondo, apriamo un canale di comunicazione con altre persone e recepiamo gli stimoli esterni. Quando si comincia a sentire male, poco o niente, il cervello si atrofizza fino a facilitare la comparsa della demenza senile.

 

Qual è il modo migliore per prevenire i problemi dell’udito e lo spegnimento del cervello? Fare controlli audiometrici. A differenza di quanto accade in molti Paesi europei, in Italia si sottovalutano i disturbi dell’udito, a tal punto che l’ipoacusia degenera spesso in sordità e gli acufeni sono considerati un fastidio a cui ci si abitua. È chiaro che a pensare così si sbaglia. 


La relazione tra ipoacusia e demenza in persone anziane è stata oggetto di varie ricerche cliniche. Questi studi hanno dimostrato che l’abbassamento d’udito, negli anziani, rappresenta un fattore in grado di contribuire alla compromissione delle facoltà cognitive.

 La ricerca ha inoltre evidenziato che l’ipoacusia si associa a ridotta funzione cognitiva, anche in pazienti non colpiti da demenza, pertanto questo potrebbe rappresentare un importante fattore di rischio per l’insorgenza di demenza e disturbi cognitivi. Se ciò fosse vero, qualsiasi correzione dell’ipoacusia non sarebbe in grado di “prevenire” la progressione della demenza ma potrebbe potenzialmente attenuarne i sintomi. 

Questo renderebbe la correzione uditiva un’opportunità promettente per il trattamento dei disturbi cognitivi nelle persone anziane, in particolare perché attualmente non vi sono altri metodi per rallentare la progressione delle demenze comuni, come ad esempio l’Alzheimer. 


Anche se le difficoltà uditive possono manifestarsi in qualsiasi momento della vita, la loro prevalenza aumenta considerevolmente con l’età. Più del 40% delle persone tra 60-69 anni di età presenta infatti una forma significativa di ipoacusia e l’incidenza di questo disturbo aumenta fino al 90% nelle persone con più di ottant’anni. 

Con una popolazione mondiale in continua crescita, anche grazie a migliori cure sanitarie e una più attenta alimentazione, nel prossimo futuro è previsto un incremento considerevole di persone over 60; secondo le Nazioni Unite entro il 2050 ci saranno nel mondo 1,95 miliardi di ultra sessantenni, pari al 21% della popolazione globale. 


L’invecchiamento della popolazione sta altresì alimentando il numero di persone affette da forme di demenza e decadimento cognitivo. 


L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che il numero attuale di persone affette da demenza sia di 36 milioni, ma prevede che questo numero triplicherà entro il 2050. 

 Ai primi segnali di abbassamento dell’udito ci si deve rivolgere all’otorinolaringoiatra per eseguire tutti i test medici richiesti dal caso diagnosticato e, eventualmente, utilizzare l’apparecchio acustico.

Il problema sembra essere appunto questo: nonostante la ricerca e la tecnologia abbiano fatto molti passi in avanti, gli apparecchi acustici sono costosi per molte persone e alcuni li ritengono troppo invasivi. In realtà basta rivolgersi a un Centro di apparecchi acustici per scegliere il più adatto alle proprie esigenze.


 Quello tra ipoacusia e demenza senile è un legame reale e non sottovalutabile.

I servizi di Acustica Italiana

Controllo gratuito dell'udito

impedenzometria a Padova Trieste Vicenza

ANAMNESI

Per primi vengono raccolti i dati relativi a nome, età, sesso, stato civile, luogo di nascita e di residenza. Tali dettagli servono per identificare la persona che si sta per visitare.

L'anamnesi consiste sostanzialmente in un questionario, suddivisibile in 3 parti o tappe:


1.    la parte dedicata alle generalità del paziente;

2.    la parte dedicata alla cosiddetta anamnesi familiare;

3.    la parte dedicata alla cosiddetta anamnesi personale


L'anamnesi, o storia clinica, è la raccolta e lo studio critico dei sintomi e dei fatti di interesse medico riferiti dal paziente o dai suoi familiari. Tale indagine viene svolta con l'obiettivo di arricchire il quadro delle informazioni utili a una diagnosi corretta della condizione morbosa presente.

OTOSCOPIA

L'otoscopia è l'esame dell'orecchio che avviene per via endoscopica.

L'esame viene effettuato al fine di visualizzare la membrana timpanica e il canale uditivo esterno.

 l'otoscopia è l'esame principe per effettuare la diagnosi di otite media acuta. La diagnosi otoscopica, in genere piuttosto semplice nelle mani di esaminatori esperti, può presentare problemi se non viene effettuata con la dovuta attenzione ed accuratezza e con una strumentazione adeguata. Grazie alla otoscopia possono essere messi in evidenza corpi estranei all'interno del condotto uditivo esterno, tappi di cerume, malformazioni ed irregolarità, lesioni infiammatorie, tumori. La corretta visualizzazione, in tutti i suoi settori, della membrana timpanica è molto importante in quanto permette di valutare l'insorgenza di infiammazioni e di patologie a carico dell'orecchio medio e, indirettamente, della tuba uditiva

L'esame audiometrico consiste nel determinare la soglia uditiva per stimoli semplici, tramite un esame effettuato in ambiente silenzioso alla presenza del tecnico audiometrista: questi procede nel compilare una scheda di valutazione, segnalando eventuali danni e deficit dell'apparato uditivo con la relativa gravità. L'esame audiometrico, di tipo tonale liminare e/o vocale, è eseguibile in cuffia o campo libero e viene generalmente effettuato in due modi.

-    Per via aerea: con l'impiego di cuffie.

-    Per via ossea: il tono viene trasmesso alla coclea con la vibrazione delle ossa


IMPEDENZOMETRIA


La valutazione impedenzometrica serve per studiare la funzione uditiva in modo oggettivo.
 Essendo una metodica oggettiva consente una valutazione dell'apparato uditivo senza la necessità di avere le risposte del paziente. Nell'ambito della valutazione impedenzometrica si riconoscono alcune tecniche specifiche: le più utilizzate sono il timpanogramma e la ricerca dei riflessi stapediali.
Con questo esame si valuta l'elasticità della membrana timpanica e degli ossicini (sistema timpano-ossiculare). Si valuta la contrazione del muscolo stapedio in risposta a suoni intensi. La funzione della tuba di Eustachio.
 E' un esame oggettivo, indolore, facilmente ripetibile, molto semplice nella sua esecuzione. Può essere eseguito anche nei bambini molto piccoli, è sufficienti che stiano fermi per alcuni secondi


VALUTAZIONE DEL QUADRO AUDIOLOGICO E SCELTA CONDIVISA DELLA SOLUZIONE


Questa fase è di fondamentale importanza in quanto determina il benessere uditivo e sociale del paziente.
La scelta dell’apparecchio acquisto deve rispondere non solo alle esigenze audiologiche ma anche a quelle estetiche e soprattutto economiche con piani di pagamento personalizzati.
Se si possiede già un apparecchio acustico comprato in aziende diverse dalla nostra, i professionisti di Acustica Italiana si occuperanno gratuitamente di regolazioni, controlli elettroacustici e pulizia dei vostri dispositivi acustici.


SVOLGIAMO


-    Attività di monitoraggio della condizione uditiva di chi si rivolge presso i nostri centri.

-    Attività di screening uditivo per la prevenzione e il benessere del tuo udito

Domande frequenti

COME POSSO PREVENIRE UNA PERDITA UDITIVA?

La profilassi comincia dalla cura quotidiana. Si può evitare la formazione di un tappo di cerume tramite un’attenta pulizia dell’orecchio. In caso di orecchie particolarmente sporche o di dimensioni ridotte un otorinolaringoiatra ripulisce l’orecchio in maniera professionale e delicata.

Nuotatori che regolarmente si immergono nell’acqua fredda più volte alla settimana rischiano un’ipoacusia percettiva. È perciò fondamentale una protezione speciale per l’orecchio. Lo stesso vale per le persone esposte a rumori intensi. Anche cambiamenti nella pressione dell’aria nei voli e sulle cabinovie possono danneggiare l’orecchio.

Trattare i problemi uditivi subito dopo la loro insorgenza comporta dei vantaggi. Per questo dovreste cercare uno specialista, per verificare se la vostra capacità uditiva sta diminuendo. Dal momento che spesso una perdita uditiva si sviluppa per lungo tempo in maniera silente, dei test uditivi regolari sono una buona misura preventiva.


CHE COSA POSSO FARE CONTRO UNA PERDITA UDITIVA?

Esistono diversi metodi per mitigare la perdita uditiva, a seconda del tipo e del grado di intensità. Per esempio, in caso di un’ipoacusia mista lieve o di un’ipoacusia conseguente a un’infiammazione dell’orecchio medio sono sufficienti dei farmaci. Le ipoacusie moderate possono essere compensate con un apparecchio acustico. Per esempio, nel caso di un’ipoacusia percettiva, l’apparecchio aumenta la pressione acustica. Casi di ipoacusia profonda possono essere sottoposti a operazione, per esempio tramite l’inserzione di un impianto cocleare.


QUALI SONO I FATTORI DI RISCHIO PER SVILUPPARE ACUFENE?

«Esistono dei fattori di rischio che possono aumentare la “probabilità” di sviluppare l’acufene; l’attualità di molti di questi potrebbe spiegare la maggiore prevalenza dell’acufene negli ultimi anni. Un recente lavoro scientifico pubblicato sull’American Journal of Medicine ha analizzato circa 15mila soggetti con acufene, identificando alcuni fattori di rischio come l’abbassamento uditivo, una storia di esposizione al rumore sia acuta che soprattutto cronica, il fumo di sigaretta, patologie sistemiche quali ipertensione, cardiopatie e problemi circolatori e disturbi vari, anche lievi, della sfera psicologica come l’ansia, la depressione e lo stress. Inoltre, è importante non tralasciare le patologie muscolo-scheletriche a carico della testa e del collo, in particolare a livello dell’articolazione temporo-mandibolare e del distretto cranio-cervicale, che possono influire e, in alcuni casi, essere alla base dell’acufene».  

La «crescita» del disturbo può anche essere legata ad un crescente interesse e ad una maggiore quantità di informazioni disponibili a cui la popolazione ha accesso». 


QUALI SONO LE PRINCIPALI CAUSE CHE PROVOCANO L'ACUFENE?

«L’acufene è un sintomo, non una malattia, e pertanto è necessario approcciarne il trattamento in quest’ottica andando ad identificare e, quindi, ad agire su ciò che ne è alla base. Nella nostra esperienza abbiamo individuato 3 grandi tipologie di acufene: acufeni audiogeni, ovvero supportati da patologie dell’apparato uditivo da trattare a seconda dei casi farmacologicamente, chirurgicamente o mediante impianto di una protesi acustica; acufeni somatosensoriali, che dipendono invece da alterazioni o disfunzioni dell’apparato muscolo-scheletrico e che quindi richiedono una valutazione ed un eventuale trattamento di tutte le strutture a livello cervicale e mandibolare coinvolte nella masticazione-deglutizione, come denti, mascelle, muscoli, articolazioni temporomandibolari e nervi; e acufeni psicogeni, strettamente correlati con alterazioni di carattere psicologico in cui trova indicazione l’ausilio di un consulente psichiatra o neurologo».  

In ogni paziente le diverse tipologie di acufene possono essere presenti singolarmente o coesistere; è necessario quindi un accurato processo diagnostico per identificare le condizioni patologiche alla base dell’acufene prima di intraprendere un percorso terapeutico che, per essere efficace, deve essere personalizzato e spesso multidisciplinare». 


E' VERO CHE NON ESISTONO DEI TRATTAMENTI FARMACOLOGICI RISOLUTIVI?

«Quando parliamo di acufene la terapia farmacologica svolge un ruolo secondario; la maggior parte dei trattamenti infatti si basa su sostanze ad azione antiossidante ed integratori più o meno generici che aiutano a mantenere l’omeostasi dell’orecchio interno e sono quindi indicati soprattutto negli acufeni indotti da un danno uditivo. Difficilmente tali sostanze sono in grado, da sole, di portare a miglioramenti significativi dell’acufene». 

Come si può gestire l'acufene?

«Esistono invece altri tipi di terapie a carattere principalmente riabilitativo che hanno mostrato maggiore efficacia nel lungo termine come la Terapia del Suono (TRT), che si basa sul concetto di desensibilizzazione alla percezione dell’acufene mediante la somministrazione di suoni terapeuticamente adeguati con una diminuzione progressiva del fastidio ed aumento della tollerabilità.  

In non pochi casi, poi, come si è detto, è necessario procedere a trattamenti psicofarmacologici o psicologici di altro tipo, dai quali in genere è possibile ottenere notevoli miglioramenti. 

Secondo alcuni studi, nell’acufene vi sarebbe un’alterazione dei meccanismi cerebrali di regolazione degli stimoli, come accade anche con il dolore cronico». 

CHE COSA SIGNIFICA?

Le similitudini tra acufeni e dolore sono numerose e riguardano soprattutto i meccanismi di cronicizzazione. Nella stragrande maggioranza dei casi (circa il 45-50%) alla base degli acufeni c’è un danno uditivo di varia natura, anche transitorio (acufeni da deprivazione uditiva). In questi casi, l’acufene viene originato dalla necessità da parte dei centri nervosi uditivi, non più sufficientemente stimolati dai suoni provenienti dall’orecchio, di inviare al cervello uditivo una certa quantità di stimoli acustici; ciò avviene attraverso una iperattività neuroelettrica di tali neuroni che si traduce in una produzione di suoni non naturali, cioè gli acufeni. Il fenomeno viene agevolato da una riduzione dei sistemi nervosi di regolazione ed inibizione.  

In circa il 25-30% dei pazienti sono poi presenti fattori modulatori o vere e proprie alterazioni somatosensoriali o muscolo-scheletriche, soprattutto a livello cranio cervicale e mandibolare, spesso caratterizzate da stati muscolo tensivi; tali apparati, se sono presenti disordini o vere e proprie patologie, possono trasmettere attraverso le connessioni neurali con il sistema uditivo, connessioni di recente individuazione, stimoli che si traducono in percezione di acufeni.  

 

Infine, nel 20-25% dei casi l’acufene è indotto, sostenuto o fortemente influenzato da disturbi della sfera emotiva e psicologica come situazioni di forte stato ansioso, o ansioso-depressivo spesso collegati a situazioni di stress, tendenza a stati di panico, disturbi del sonno con stato notturno d’allarme.  

Come ho già detto, spesso questi fattori coesistono, creando un quadro complesso, da valutare e trattare attentamente». 

 

Spesso la percezione del rumore continua e non sparisce immediatamente con l’annullamento delle cause all’origine dell’acufene. Perché?  

«La tendenza dell’acufene a persistere nel tempo anche quando la causa viene eliminata o fortemente ridotta dipende dai tempi necessari al rimodellamento neuroplastico sia anatomico che funzionale dei neuroni coinvolti: in sostanza, l’esperienza percettiva di un acufene genera rapidamente nuove reti sinaptiche collegate alla memoria e alla sfera emotiva, i tempi necessari al resetting ed alla cancellazione di queste nuove sinapsi non sono brevissimi; da qui il consiglio a tutti i nostri pazienti di assecondare con tranquillità i progressi certi ma graduali e progressivi della percezione sgradevole e del disagio». 


PERCHÈ PER ALCUNI PAZIENTI È PARTICOLARMENTE DIFFICILE ABITUARSI AL RUMORE?

«I meccanismi di “abituazione” sono molteplici, e riguardano diverse aree cerebrali e vari pattern neurali. L’iper-attenzione selettiva, situazioni di allarme (il cosiddetto “arousal”) come quelle causate da disturbi del sonno, possono costituire elementi di ostacolo all’abituazione. Non bisogna però sottovalutare fattori esterni come il “counseling negativo” che spesso i pazienti ricevono anche da operatori sanitari poco esperti (messaggi come “gli acufeni non sono curabili”, “non ci sono rimedi”, “rassègnati e convivi”); oppure la condizione psico-sociale della ricerca del silenzio come condizione di vita e di benessere ed il sentimento spesso struggente del “silenzio perduto”. La categoria dei musicisti e dei musicofili poi costituisce una popolazione altamente sensibile data anche la loro capacità di monitoraggio continuo e preciso dei fenomeni sonori percepiti e la minore capacità di distrarre l’attenzione su altri fenomeni sensoriali»

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